Dieci... Anni di Mare - Dieci Anni... d'Amore - Dieci Anni... con Lode
Quando una barca e un uomo si incontrano è quasi sempre un segno del Destino. Così è avvenuto dieci anni fa quando mi sono imbattuta in quella splendida, anziana, signora esangue in cima a quell'assolata collina di quell'indimenticabile isola mediterranea. Aria, ormai lontana - com'è noto - dagli antichi podi e dai fasti della sua bella vita degli Anni Trenta, lontana ormai anche dal mare, costretta sul suo invaso, cercava qualcuno che la amasse.
Esattamente come me che a quell'epoca avevo perduto in pochi anni e in modo drammatico le tre persone più importanti della mia storia, tra cui mio padre, che aveva abbandonato questo mondo per sua volontà. L'amore tra me e quel legno, stravolto ormai dal tempo e dai devastanti rimaneggiamenti, scoppiò improvviso ed ebbi la certezza del passo che dovevo compiere quando lessi sulla sua randa il suo numero velico, "8.I 17". Mio padre era nato il giorno "8" e mi aveva lasciato di "17"...
Questa è la vera storia, che non tutti conoscono, del mio incontro con Aria e della nostra reciproca passione. Essa è stata molto di più di un 'colpo di fulmine' tra un umano e un legno, essa è stata l'abbraccio di due vite, entrambe sofferenti, entrambe da ricostruire. Restituire Aria al mare e al vento e alla vittoria è stato "altro" di un restauro filologico, di un'impresa sportiva, di un lavoro, perchè questo vero e proprio atto d'amore mi ha permesso di risentire l'emozione di avere ancora accanto mio padre.
Una molla straordinaria che ha portato, nello stesso 1998, alla nascita di ARIE (fondata insieme a Guglielmo Martignetti e a Federico Nardi), i cui primi vagiti sono stati emessi in modo entusiasta proprio durante il restauro dell'8m SI e con lo scopo, giusto e nobile, di diffondere il senso storico della nostra cultura marinaresca, la salvaguardia di beni che appartengono alle nostre tradizioni e di sottolineare che prendersi cura della propria barca è un buon modo, per noi amanti del mare, per dare un glorioso apporto alla storia della marineria, partendo dal naturale presupposto che ogni armatore è null'altro che il semplice 'custos' di un bene che appartiene alla collettività. Ed è questo 'null'altro' che lo fa grande.
In questi dieci anni di attività ARIE ha svolto una lunga e bellissima carriera di cui siamo molto orgogliosi, una crociata combattuta con onore e col cuore, nella verità assoluta delle proprie idee e nella massima onestà intellettuale, crociata che ha portato a risultati importanti, al salvataggio di altre barche, alla promozione di un settore considerevole del mondo della marineria.
Così, in questa rubrica, dove il mio compito non è quello di celebrare le imprese di ARIE, perché questo verrà fatto dalla sapiente penna dell'amico Paolo Maccione, desidero ringraziare tutti coloro che hanno creduto in me, in ARIE e nel nostro lavoro, che ci hanno amato, amando la serietà e la verità con cui abbiamo operato e che ci sono stati accanto nel bello e nel cattivo tempo, perché in fondo è stato come andar per mare, per tanti anni insieme...
Grazie a Matteo e Vincenzo Zaccagnino e a tutto lo Staff di Yacht Digest che ha sempre accolto con entusiasmo ogni 'impresa' di ARIE. Grazie al Ministro Claudio Scajola a cui sono legata da grande stima e amicizia e con cui, oltre alla passione e all'amore per le barche 'vintage', ho condiviso una bellissima battaglia per la realizzazione di un articolo di legge che equipara le barche di valore storico a beni culturali; grazie all'On. Prof. Vittorio Sgarbi, il cui sapiente intervento culturale, è stato decisivo per sottolineare l'importanza di questi beni e di una legislazione ad hoc.
Grazie alla Guardia di Finanza con cui è in essere una preziosa collaborazione. Grazie a Gianalberto Zanoletti e agli amici dell'ASDEC, alla Sardegna e ad Ai.Ve.L. perché i comuni intenti ci hanno sempre portato sulla giusta rotta.
Grazie alla F.I.V., a Sergio Gaibisso, a Gianfranco Busatti e all'amico Gianni Paulucci. Grazie anche all'Assonautica e al suo presidente nazionale, Gianfranco Pontel.
Grazie ai giornalisti (tantissimi) che hanno scritto di noi con verità, ai Circoli che ci hanno ospitato -e in particolare al mio Circolo triestino, la STV, al suo presidente Giorgio Brezich e all'amico Niki Orciuolo-, ai pittori che hanno dipinto il mio e il nostro Mare, come lo scomparso Benoit Leman, Allan O'Mill, Emanuela Tenti, Luca Ferron, Berico e tanti altri di cui abbiamo curato anche personali. Grazie a Stefano Faggioni, grande e stimato amico e professionista, compagno sincero di tanti restauri.
Oltre che ai miei marinai e ai titolati skipper che hanno condiviso sulla mia barca tanto di ARIE e della sua crescita, voglio dire grazie agli straordinari uomini di marineria, impagabili amici, come Enrico Gurioli, Donatello Bellomo, Marco De Amicis, comanante di Pandora, Francesco Foppiano, Angelo Dettori, Corrado Scrascia, Carlo Tagliafico e Tino B. Delfino, indimenticabili autori di "Genoa Jib", ad Alain Dominique Perrin e a tutti gli amici francesi legati alla romantica isola di Noirmoutier, a Daniel Perrin e a Carlo Sciarrelli (che non sono più con noi). Da tutti loro ho molto appreso in tema di mare e storie di marinai e con essi ARIE ha condiviso splendide esperienze.
Grazie inoltre a tutti coloro che ci hanno ascoltato, capito e che, mossi da identici stimoli -perché non c'è nulla che nasca e viva senza l'amore e la passione - hanno scritto insieme a noi un piccolo pezzo di storia nautica, i quali, per motivi di spazio - non me ne vogliano -, non posso citare.
Grazie infine a coloro che hanno pensato o si sono divertiti a farci guerra, perché il porci in trincea è stato uno stimolo insostituibile che ci ha fatto fare ancora di più e ancora meglio.