Il vincolo di OKLAHOMA: la prima importante tutela di A.R.I.E.

IL FORMALE RICONOSCIMENTO A BENE CULTURALE DI UN' IMBARCAZIONE STORICA

Recentemente l'imbarcazione a motore denominata "Oklahoma" è stata posta sotto tutela dalla Soprintendenza Regionale della Toscana. Con questa azione si ufficializza, con grande soddisfazione della nostra associazione, l'entrata in vigore del "Codice dei beni culturali e del paesaggio", Decreto Legislativo 22 gennaio 200, n. 41, il quale all'articolo 10, comma 4, lettera (i), riconosce tra i beni culturali anche: "le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico o etnoantropologico". Il grande passo per il riconoscimento di imbarcazioni meritevoli di essere messe sotto tutela per il loro valore storico, tecnico o etnoantropologico è stato fatto.

"Oklahoma" è un'imbarcazione da diporto a motore di bel progetto, prua poco inclinata e poppa tondeggiante con coronamento; la carena è di tipo dislocante con chiglia esterna zavorrata. La costruzione è a fasciame di iroko e pino marittimo, fissato con chiodi di ferro zincato alle ossature lamellari in quercia. Questa barca fu costruita da Baglietto nel 1949 e allestita dal cantiere Mostes nel 1950. L'interesse storico culturale di questa imbarcazione risiede nel fatto che si tratta di uno scafo avente le linee d'acqua, la prua, la poppa e le sovrastrutture tipiche di un peschereccio a strascico (trawler). Ma quest'unità non è nata per essere usata come barca da lavoro, bensì è stata pensata per l'uso diportistico innestato su uno scafo da lavoro. E qui sta una delle sue peculiarità. Oklahoma è di particolare interesse tecnico anche perchè il fasciame longitudinale liscio e calafatato, usato normalmente per la costruzione di unità da lavoro, è montato non sopra a ordinate segate di legno massello, come ad uso nel peschereccio, ma sopra a ordinate lamellate in quercia, tipiche delle imbarcazioni da diporto. Questo intreccio di progettazione di imbarcazione da pesca e da diporto, ben qualificata, dalle belle sovrastrutture e dagli interni sobri, rende l'unità tecnicamente e storicamente interessante, rara e di particolare interesse culturale perché, pur esistendo in Italia tanti pescherecci trasformati, molto meno sono invece i pescherecci, ovviamente aventi più di 50 anni, pensati per il diporto. La domanda di vincolo è stata inoltrata al Ministero dei Beni Culturali sulla base delle verifiche fatte da Gino Ciriaci, consulente storico navale di A.R.I.E. E con il Ministero dei Beni Culturali è stato avviato un dialogo interessante e costruttivo. Questo traguardo, di cui a lungo abbiamo parlato in questi anni, è un'importante conquista che premia la costanza di A.R.I.E. nel perseguire i propri scopi.

Ricordiamo a chiunque intenda mettere sotto tutela la propria imbarcazione di tener presente che chiedere che un' imbarcazione, se ne ha i titoli, possa essere posta sotto vincolo, comporta che la stessa debba essere esaminata da tecnici storici esperti e che i progetti di manutenzione o di restauro debbano essere presentati e approvati dalle Soprintendenze. Non va inoltre dimenticato che, all'articolo 20 del Codice dei Beni Culturali è scritto testualmente: "i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione". Pertanto esiste la possibilità che i Sovrintendenti eseguano ispezioni volte ad accertare l'esistenza e lo stato di conservazione e custodia dei Beni Culturali. Va anche ricordato che l'articolo 29 dello stesso Codice parla della conservazione del patrimonio culturale, mentre l'articolo 30 ricorda che i privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione. e che il restauro ed altri interventi conservativi devono essere autorizzati dal Ministero.

Come si vede, la materia è complessa, ma non difficile, e chi chiede di mettere sotto tutela un'imbarcazione deve anche sapere che vi sono da rispettare degli obblighi, talora con la possibilità di una partecipazione dello Stato alle spese di restauro. Partecipazione, definita all'articolo 35 come "intervento finanziario del Ministero", che "ha la facoltà di concorrere alla spesa sostenuta dal proprietario, possessore o detentore del bene culturale per l'esecuzione degli interventi previsti". Va da sé che per maggiori informazioni ARIE è avostra disposizione, e, in particolare, il nostro consulente storico-tecnico, Arch. Gino Ciriaci.


...Due note su:
E se la plastica facesse epoca? (YD n. 134 p.40)

Fin da quando ARIE ha iniziato la propria battaglia per la salvaguardia delle barche di valore storico, non ha mai posto limiti o esternato pregiudizi sui materiali di costruzione, purchè l'oggetto in questione abbia un chiaro valore storico, tant'è vero che il Codice dei Beni Culturali non accenna mai ai materiali costruttivi, a ragion veduta. Cosa importa infatti del materiale? Da un punto di vista storico, demoantropologico e tecnico non ce n'è uno più importante o nobile di un altro: un materiale può essere più diffuso, più tradizionale, più gradevole, come il legno. Forse un'ascia di pietra è più storica di una di bronzo? Non si può discriminare un dipinto se non è a olio: un acquerello o una litografia possono essere altrettanto storicamente validi. Questo per sottolineare e avvalorare quanto scritto dal 'nostro' direttore nell'editoriale e quanto descritto dall'amico Gianalberto Zanoletti, Presidente dell'ASDEC. Una sola, piccola chiosa: faticoso, lungo e di poco risultato sarebbe a nostro avviso distinguere le barche in base alla percentuale dei materiali costruttivi impiegati, perché il metodo rischia di essere troppo soggettivo. Né vi dovrebbero essere discriminazioni temporali: il Codice dei Beni Culturali, dovendo porre necessariamente uno 'stop' temporale, in materia di vincolo, parla di 50 anni e non di 25. Ma il nostro invito è di giudicare una barca prescindendo dall'età (non sarebbe Azzurra, una barca degna di essere vincolata per il suo alto valore storico, in quanto la prima barca con cui l'Italia è entrata in Coppa America?) e dai materiali costruttivi e di cercare in cosa consista il vero valore storico di una barca.


Rubrica del Club Sangermani (YD 134, p.94)

Ringrazio l'amico Luigi Pavese per averci ricordato con interesse, ma desidero puntualizzare quanto già a lui espresso in una lunga e piacevole telefonata. Le tematiche che il Club Sangermani affronta sono relative a regate e a regolamenti di regata. Tutt'altra cosa è guardare le barche da un punto di vista storico. E poiché esiste, nella nostra concezione e in quella di 'bene culturale', il profondo rispetto per le imbarcazioni, per i loro progetti, per ciò che è stato pensato, disegnato e messo in opera da un cantiere, infine per le sue scelte e le tecniche costruttive, riteniamo che i Sangermani, così come i Riva e gli Sciarrelli -non dimenticando tanti altri nomi celebri- appartengano a tutti gli effetti alla storia nautica come beni di estremo interesse culturale. Tant'è vero che ogni progetto viene scruplosamente numerato.

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